Cloacina, nella mitologia romana, era la dea protettrice della Cloaca Maxima, la parte più antica ed importante del sistema fognario di Roma. Era una divinità di origine etrusca: infatti, secondo la leggenda, la realizzazione della Cloaca Maxima iniziò sotto il regno di uno dei re etruschi di Roma, Tarquinio Prisco, e terminò sotto il regno di un altro etrusco, Tarquinio il Superbo.
Il suo culto fu introdotto da Tito Tazio. La città era nata infatti su un terreno basso e paludoso, in prossimità del guado che ne favoriva gli scambi sia con l'Etruria sia con chi proveniva dal Tevere: lì era sorto il Foro primitivo, e lì si radicava la sua fortuna. Questa topografia rese i romani precocemente consapevoli del fatto che un buon sistema fognante fosse importante per la salute pubblica, poiché permetteva di sanificare il principale luogo di scambio e di prevenire epidemie. Di qui la spinta a immaginare una divinità protettrice del luogo e della funzione che vi si svolgeva. Il nome Cloacina, infatti, è connesso al verbo latino cluo/cluěre, che significa 'purificare', 'pulire' - stessa radice della parola latina 'cloaca' che significa appunto fognatura.
In seguito la dea venne identificata con Venere, titolare della statua vicina nel sacello dedicato all'omonima dea. A Cloacina, infatti, era dedicato il sacello di Venere Cloacina: un piccolo santuario situato nel Foro Romano davanti alla basilica Emilia, in corrispondenza del punto d'ingresso della Cloaca Maxima nel Foro, e del quale rimangono solo le fondamenta circolari.
Il culto di Venus Cloacina è da mettersi in relazione anche con il concetto di divinità purificatrice e catartica dei conflitti civili tra Romani e Sabini, volutamente riproposto da Ottaviano che invoca questa dea nel processo di purificazione, realizzato attraverso le sue guerre, della società romana, macchiatasi di empietà per l'uccisione del pontifex maximus Giulio Cesare.