Alla fine della title track, Reed dedica la canzone a "tutti i ragazzi della P.S. 192", riferendosi alla P.S. 192 – Magnet School for Math & Science Inquiry di Brooklyn, New York, che anche lui aveva frequentato come alunno prima di trasferirsi a Long Island.
Oltre a celebrare la liberazione gay quasi come fosse il seguito di Transformer, la maggior parte dei testi parlano d'amore, e sono riferiti a Rachel, un travestito con il quale in questo periodo Lou ha un'intensa relazione, esasperata dall'uso sfrenato di Speed (o Metedrina) da parte di entrambi.[11][12] L'album è stato descritto da Anthony DeCurtis come "forse il disco più romantico della carriera di Lou Reed".[13] Secondo Aidan Levy, Coney Island Baby "è stato una lettera d'amore tanto per Rachel quanto per i nostalgici ricordi di Coney Island."[14]
Un caso a parte è la canzone Kicks, un tiratissimo rock che racconta la storia di un serial killer tratteggiandone la figura con toni crudi e realistici:
«Quando hai sfregiato quel tipo con quel punteruolo, ehi, fratello lo hai fatto proprio con una tale naturalezza E quando il sangue ha cominciato a scorrergli giù dal collo, ah ... ci credi che è stato molto meglio del sesso?[15]»
La title track del disco è una diretta continuazione della poesia The Coach and Glory of Love, scritta da Reed e pubblicata alla fine del 1971 su The Harvard Advocate.
L'album include la canzone She's My Best Friend, una versione della quale era stata originariamente incisa dai Velvet Underground nel 1969.
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Nowhere at All - 3:17 registrata il 18 & 21 ottobre 1975 ai Mediasound Studios, NYC
Downtown Dirt - 4:18 registrata il 3 & 4 gennaio 1975 agli Electric Lady Studios, NYC
Leave Me Alone - 5:35 registrata il 19 & 20 ottobre 1975 ai Mediasound Studios, NYC
Crazy Feeling" - 2:39 registrata il 3 & 4 gennaio 1975 agli Electric Lady Studios, NYC
She's My Best Friend - 4:08 registrata il 4 gennaio 1975 agli Electric Lady Studios, NYC
Coney Island Baby - 5:41 registrata il 6 gennaio 1975 agli Electric Lady Studios, NYC
^Lou Reed: Coney Island Baby, in Q, n. 68, maggio 1992, p. 103.
^ Mark Coleman, Lou Reed, in Anthony DeCurtis, James Henke e Holly George-Warren (a cura di), The Rolling Stone Album Guide, 3rd, Random House, 1992, pp. 582–84, ISBN0-679-73729-4.