Ducario (in latino Ducario o Ducarius[2]; Mediolanum o Lodi, III secolo a.C. – ...) è stato un militare gallico, cavaliere della tribù celta degli Insubri, passato alla storia per aver ucciso il console romano Gaio Flaminio Nepote nella battaglia del lago Trasimeno.
Alcuni storici locali sostengono che Ducario (Insuber eques, Ducario nomen erat, lo chiama Livio) fosse un nobile cavaliere di Mediolanum[3][4][5], mentre altri ritengono che "i nostri campi e la nostra città" citate da Livio si riferiscano alla città celta di Alauda (attuale Lodi).[6] Una cosa va messa bene in chiaro, che la città espugnata da Flaminio (qui legiones nostras cecidit, agrosque et urbem est depopulatus) non poteva essere Mediolanum, che fu invece conquistata dal console del 222 a.C. Gneo Cornelio.[7]
Non si sa niente della sua vita, tranne che comandava gli Insubri che, quando Annibale varcò le Alpi, si ribellarono alla dominazione romana e, durante la battaglia del Trasimeno del 24 giugno 217 a.C., combatterono al fianco dei Cartaginesi e dei loro alleati contro Roma. In questa battaglia Ducario uccise lo scudiero del console e poi lo stesso console Gaio Flaminio Nepote.[5]
L'uccisione di Flaminio è dettagliatamente raccontata da Tito Livio:
«Tres ferme horas pugnatum est et ubique atrociter; circa consulem tamen acrior infestiorque pugna est. Eum et robora virorum sequebantur, et ipse, quacumque in parte premi ac laborare senserat suos, impigre ferebat opem; insignemque armis et hostes summa vi petebant et tuebantur cives, donec Insuber eques – Ducario nomen erat –, facie quoque noscitans, «Consul, en, hic est», inquit popularibus suis, «qui legiones nostras cecidit, agrosque et urbem est depopulatus. Iam ego hanc victimam manibus peremptorum foede civium dabo»; subditisque calcaribus equo, per confertissimam hostium turbam impetum fecit: obtruncatoque prius armigero, qui se infesto venienti obviam obiecerat, consulem lancea transfixit: spoliare cupientem triarii obiectis scutis arcuere.»
«Si combatté per circa tre ore e ovunque atrocemente: tuttavia, fu attorno al console che la lotta era più cruenta e feroce. Era seguito dai soldati più forti, ed egli stesso, ovunque percepisse che i suoi fossero pressati e in difficoltà, andava ad aiutarli senza sosta. E siccome la sua armatura lo distingueva dagli altri, i nemici si lanciavano contro di lui con più violenza e i Romani lottavano di più per difenderlo, finché un cavaliere insubre di nome Ducario, riconoscendolo anche dai lineamenti: «Ecco», disse ai suoi soldati, «il console che ha fatto a pezzi le nostre legioni e ha devastato i nostri campi e la nostra città. Ora io lo offrirò come vittima ai mani dei nostri concittadini»; e, spronato il cavallo, si gettò impetuosamente in mezzo alla foltissima schiera dei nemici: decapitato prima lo scudiero, che si era opposto a lui che avanzava minaccioso, trafisse il console con la lancia: i triarii gli impedirono con gli scudi la volontà di spogliarlo.»
La morte del console viene raccontata anche da Polibio, ma in maniera molto più breve e generica, senza che venga fatto il nome di Ducario:
«Ἐν ᾧ καιρῷ καὶ τὸν Φλαμίνιον αὐτὸν, δυσχρηστούμενον καὶ περικακοῦντα τοῖς ὅλοις, προσπεσόντες τινὲς τῶν Κελτῶν ἀπέκτειναν»
«Contemporaneamente lo stesso Flaminio, incerto sul da farsi e costernato per l'accaduto, fu assalito e ucciso da alcuni Celti»