Emma Baeri Parisi (Palermo, 11 luglio 1942) è una storica e saggista italiana, femminista.
Figlia di Ernesto Baeri, ingegnere elettrotecnico, e di Maria Parisi, nasce a Palermo l'11 luglio 1942. Trascorre l'infanzia ad Agrigento, città con la quale stabilisce un forte legame emotivo; si trasferisce a Catania ancora bambina con la famiglia nel 1951.
Nel 1960 consegue la maturità al Liceo Classico “Mario Cutelli” di Catania; nel 1968 si laurea in Scienze Politiche all'Università di Catania con una tesi in Storia delle dottrine politiche sulle riforme educative in Sicilia nel secondo Settecento. È stata poi docente di Storia Moderna nella medesima Facoltà dal 1972 al 2007.
Il Femminismo è un evento periodizzante nella sua vita, politica, intellettuale, personale. Nel dicembre del 1975 inizia il suo percorso politico nel Movimento femminista: autocoscienza nel collettivo “Differenza Donna”; successivamente, pratica politica “dentro-fuori” – dentro il gruppo e nel conflitto istituzionale – nel Coordinamento per l'Autodeterminazione della donna di Catania (a difesa della legge 194, per una Casa delle donne, contro la violenza sessuale, per il disarmo unilaterale nella vicenda dei missili a Comiso); poi, nel Gruppo del Venerdì, una forte relazione politica durata oltre vent'anni; infine, dal 2011, partecipa al Gruppo “Le Voltapagina”.
Nel 1986, a conclusione di quel decennio rivoluzionario, Emma Baeri Parisi avvia un serrato corpo a corpo tra il suo corpo di donna e il corpus disciplinare storiografico. Da questo travaglio nasce nel 1992 I Lumi e il cerchio. Una esercitazione di storia (Editori Riuniti 1992; Rubbettino Editore 2008), un testo che contamina i generi – romanzo, autobiografia, saggio storico, poesia – affidando al loro reciproco stridore l'effetto dirompente del soggetto imprevisto – una donna, la sua esperienza biostorica – nel discorso storiografico. Una contaminazione necessaria nella trasformazione di una storica ortodossa – impegnata in una ricerca sulle vicende di un Canonico illuminista riformatore degli studi nella Sicilia del Settecento, Giovanni Agostino De Cosmi – in una storica imprevista, per l'incapacità degli strumenti di lavoro ereditati a rispondere a questa domanda: perché le donne, pur presenti nella storia, sono assenti dalla storiografia? “Presto mi fu chiaro che dovevo recuperare la memoria di me per andare avanti, dipanare il filo della mia storia per trovare il senso della storia …Non era infatti mutato solo il mio modo di vivere il mestiere; in quegli anni ero mutata io, dentro una storia collettiva, e il mio senso della storia si era radicalmente modificato. Tempo, memoria, utopia, identità erano parole di gusto nuovo, che dicevo, scrivevo, amavo come fosse la prima volta” (I Lumi e il cerchio, pp. 10–11).
Nel 1989 è stata tra le socie fondatrici della Società Italiana delle Storiche[1], del cui Direttivo è stata componente per due mandati. Nella SIS si è impegnata subito nella Commissione Didattica, esperienza da cui è nata la cura del volume Generazioni. Trasmissione della storia e tradizione delle donne (Rosemberg & Sellier 1993). Nel 1993, nel 1995 e nel 2004 è stata docente alla Scuola Estiva di Storia delle donne organizzata dalla SIS prima alla Certosa di Pontignano (Siena), successivamente a Fiesole; è stata Consigliera dell'Unione femminile nazionale[2] e Presidente e Consigliera degli Archivi Riuniti delle Donne di Milano.
Suoi scritti compaiono su molte riviste femministe: Noi donne, DWF donnawomanfemme, Lapis, Nosside, Il paese delle donne e testimoniano il suo crescente interesse per la metodologia della ricerca storica e didattica, e per la storia del femminismo italiano, con particolare riferimento alla cura degli archivi di questo movimento, e ai nessi tra femminismo e cittadinanza.
Nel 1997 ha partecipato con Annarita Buttafuoco all'allestimento della mostra “Riguardarsi", una mostra di manifesti del Movimento politico delle donne a lungo itinerante in Italia[3]. Da questa esperienza è nato il volume Riguardarsi. Manifesti del Movimento politico delle donne in Italia[4].
Alcune sue pubblicazioni:
«Vorrei che solo a sfogliare queste pagine si sentisse il pulsare delle mie vene, l'energia tellurica, etnea, di una donna nonna, ricercatrice di storie in odore di impostura... e gatti sempre in giro.»
Nel 2013 pubblica il volume Dividua, dove nella quarta di copertina si legge:
«Da due parole – femminismo e cittadinanza – in apparenza distanti almeno due secoli, nasce una parola nuova “Dividua”, l’Altra dell’Individuo, da oggi e per sempre soggetti riconoscibili nella loro reciproca differenza, insieme per un nuovo patto civile, che sia uguale, differente, diverso. Questo pensa Emma Baeri, femminista sin dalle origini, e storica femminista, che lega in questo libro scritti suoi diversi, dalla fine degli anni Novanta a oggi, con un filo che è anche il suo rovello: il nesso, e l’attrito necessario, tra emancipazione e liberazione, tra diritti e libertà femminile. E lo fa con una libertà espressiva che vuole segnalare sin nella forma il taglio femminista: poesia e prosa, racconto e diario, dicono dei contesti emotivi, culturali, amicali che hanno accompagnato la nascita di un pensiero etimologicamente trasgressivo, che ha la pretesa di fare un passo oltre, oltre il senso comune della politica, della storia, e delle parole ereditate che ancora le raccontano. Alla fine, una scommessa affettuosamente azzardata: chiede a due giovani donne diversamente femministe, Elena Caruso Raciti e Antonia Cosentino Leone: “Di questo, voi, cosa ne pensate?»
Baeri, che è stata sposata, ha due figlie, Maria Carla e Paola, tre nipoti, Gabriele, Lorenzo, Anna, e una allargata famiglia felina.
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