Francia, 1914. Il giovane tenente dei dragoni Armando de la Verne, famigerato dongiovanni della cittadina di provincia dove è stanziato il suo reggimento, mette alla prova le sue straordinarie doti di seduttore scommettendo con i commilitoni di riuscire a conquistare nel giro di pochi giorni una qualsiasi donna scelta a caso. L'obiettivo prescelto è Maria Luisa Riviére, giovane divorziata che ha aperto in città un negozio di mode.
La donna, pur conoscendo la fama del giovane militare, non resiste alle sue attenzioni e finisce per esserne presto conquistata. È però lo stesso Armando, inaspettatamente, ad innamorarsi davvero di lei ma, durante una sua assenza e prima che possa dichiararle il suo amore sincero, Maria Luisa viene a conoscenza della scommessa che ha dato origine alle attenzioni nei suoi confronti.
Al suo ritorno, Armando scopre che il sentimento che la donna provava per lui è ormai stato sostituito dalla delusione e il loro rapporto non può più essere recuperato.
La prima proiezione delle Grandi Manovre ebbe luogo a Mosca, il 17 ottobre 1955 nell'ambito della "Settimana del film francese" (Semaine du cinéma français).[2]
La prima francese ebbe luogo a Parigi il 26 ottobre 1955. Il film fu generalmente ben accolto dalla stampa e dal pubblico.[3]
«In questo film i giochi dell'amore e della guerra si intrecciano e si sovrappongono l'uno all'altro. Una guerra senza sangue, senza paura, che non sporca. Ridotta ai segni esteriori che la esemplificano e la sterilizzano: lo scintillio colorato delle uniformi, il festoso clamore delle trombe, lo spettacolo ininterrotto delle parate. Un amore senza lacrime, senza passione, che non sporca. Ridotto ai segni esteriori che lo esemplificano, lo sterilizzano: il farsi e il disfarsi delle coppie nei giri di valzer, gli impossibili percorsi di una rosa, lo spettacolo ininterrotto delle grandi manovre della seduzione. Manovre della seduzione, manovre della guerra, ma anche manovre del caso.»
(Giovanna Grignaffini, René Clair, p. 118)
A. Invernici e A. Signorelli:
«La malinconia in Il silenzio è d'oro diventa una specie di dolce-amara disperazione in Le grandi manovre, altra storia di un dongiovanni che, come vuole il personaggio, gioca con la vita altrui per il proprio piacere, restandone tuttavia punito, con un’altra evidente e spietata ritorsione: toccherà al giovane e cinico Gérard Philippe soffrire le pene d’amore cui ha costretto la dolente Michèle Morgan (si potrebbe anche dire, pensando a La bellezza del diavolo, che una volta stretto un patto col diavolo non ci si può tirare indietro).»
(A. Invernici e A. Signorelli, René Clair, Bergamo, Stamperia Stefanoni, 2008)
In un primo tempo il finale del film doveva essere un suicidio: Marie-Louise si uccideva col gas. Il regista lo giudicò stonato rispetto al resto del film, troppo tragico, anche se conseguente, e optò per una conclusione più aperta.[4]