L'ittiofobia[1][2] (o ittofobia[3][4] o ictiofobia[5][6]; dal greco antico: ἰχθῦς[7]?, ichtys, "pesce" e φόβος[8], phobos, "paura"[9]) è un tipo di zoofobia che indica nello specifico la paura dei pesci.
L'ittiofobia appartiene al gruppo specifico di disturbi d'ansia, in cui la persona sperimenta una paura esacerbata, irrazionale e incontrollata del pesce, è compresa nel gruppo delle zoofobie,[1] e può andare dalla semplice paura di mangiare il pesce a una vera e propria fobia specifica in cui il soggetto evita in modo ossessivo luoghi in cui sono presenti o c'è il sospetto che ci siano pesci in qualsiasi stato, in base al modo in cui i modelli di pensiero associati ai pesci variano.[5][10][11][1] Uno dei suoi sottotipi più comuni è la selacofobia, ovvero la fobia degli squali.[5][1]
Nell'ittiofobia, la persona sperimenta una paura esagerata di qualsiasi pesce, indipendentemente dal suo pericolo, dalle sue dimensioni o dal suo aspetto; a differenza dell'animosità che ogni persona può provare quando incontra qualche tipo di pesce in circostanze naturali, come fare il bagno sulla spiaggia, i soggetti ittiofobici sanno che i pesci non sono un pericolo, tuttavia non riescono a tenere a bada le loro reazioni.[10]
Le cause che scatenano reazioni ittiofobiche sono pesci di qualsiasi tipologia, oltre che immagini mentali ossessive del pesce, che portano a comportamenti prefissi allo scopo di evitare l'incontro con pesci di qualsiasi genere, i più comuni dei quali sono l'evitare immersioni in fiumi, laghi o mare e qualsiasi spazio in cui vi è la presenza di pesci, come crociere, gite in barca, ma anche recarsi in banchi di pesce nei supermercati o in pescherie. A seguito di esse, i soggetti spesso accusano attacchi di panico,[12] aumento della frequenza cardiaca e della sudorazione, confusione, svenimento, crisi di pianto,[12] disturbi gastrointestinali e pensieri ossessivi sui pesci.[5][10]
Talvolta la fobia porta ad avere paura anche dell'alimento, in questi casi, di conseguenza, il soggetto evita anche di mangiare pesce.[11][1]
Non sono stati fatti studi accurati sull'ittiofobia che ne determinino le cause esatte. È possibile che sia una conseguenza dovuta alla figura del pesce nell'immaginario collettivo, come ad esempio in documentari, serie tv o film horror sui pesci, tuttavia può provenire anche dal pensiero ossessivo delle malattie che vengono trasmesse dall'animale o da traumi con esso. È stato proposto che possa essere collegata a un trauma subito durante l'infanzia, come un morso o un attacco, o per via di scherzi subiti in passato che coinvolgevano pesci;[5][13] è possibile anche che una persona con una predisposizione genetica, che condiziona in modo neurobiologico a soffrire maggiormente delle devastazioni o degli effetti psicologici dello stress, sia molto più esposta allo sviluppo di qualsiasi tipo di fobia.[1]
Non ci sono trattamenti documentati specifici per l'ittiofobia, la psicoterapia comportamentale cognitiva sembrerebbe essere la più usata insieme alla terapia di esposizione e desensibilizzazione graduale,[1] ma sembrerebbe aiutare l'intervento di persone autorevoli esterne che non soffrono la fobia, che testimonino l'innocenza e l'innocuità dei pesci.[13]
I Navajo sono definiti ittiofobici poiché un tabù gli impedisce di entrare a contatto con qualsiasi tipo di animale acquatico, infatti si rifiutano di toccarli e mangiarli ed evitano di immergersi in profondità.[14]
La loro ittiofobia, tuttavia non è psicologica, ma culturale.[13]
Altri casi altrettanto noti sono quelli di Peter Grant[15][16] e Mark Wahlberg.[17]