Proveniente da una celebre famiglia teatrale iniziata dal nonno Luigi e proseguita dai genitori Tullio Capodaglio e Ida Secorini, nonché dai quattro zii e dai quattro fratelli, tra cui il celebre Ruggero Capodaglio, inizia a calcare le scene giovanissima come amorosina nella Compagnia di Paladini, poi attrice giovane con Irma Gramatica, con la Severi-Zoncada, quindi nel 1910 con la Gandusio-Borelli-Piperno dove fu diretta da Flavio Andò e, alla sua morte avvenuta nel 1915, passa con Ruggero Ruggeri per tornare infine con Irma Gramatica. Nel 1919 Wanda Capodaglio sposa l'attore Pio Campa, col quale, assieme a Uberto Palmarini, crea una compagnia che per dieci anni porta in scena con successo testi di Čechov e Lenormand.
Di bassa statura e con un viso dai lineamenti irregolari, il suo temperamento drammatico viene molto apprezzato, e a cavallo tra gli anni venti e trenta, crea una propria compagnia allestendo riuscite interpretazioni di piece di Pirandello, Evreinov e Molnár. La sua interpretazione dello spettacolo Topaze di Pagnol le fa guadagnare ampi consensi.
Sul finire degli anni anni '40 diverrà suo allievo anche Andrea Camilleri, come racconta lo stesso in una lettera ai genitori, pubblicata nella raccolta postuma Vi scriverò ancora.[3]
A partire dai primi anni trenta diventa una delle protagoniste della prosa radiofonica EIAR e successivamente Rai, sia nelle commedie classiche che nei radiodrammi originali. Lavorerà spesso nella prosa televisiva: memorabile resta la sua interpretazione dell'arcigna ma benevola zia Betsey nello sceneggiato David Copperfield (1965), diretto da Anton Giulio Majano, con protagonista Giancarlo Giannini.
A lei è dedicato il teatro di Castelfranco di Sopra, città in cui visse i suoi ultimi anni.