Studiò letteratura, ma si dedicò poi interamente a matematica e filosofia naturale. Dal 1720 al 1746 fu redattore del Journal de Trévoux[2], la rivista scientifica che i gesuiti avevano promosso in difesa del cartesianesimo.
Scrisse diverse opere scientifiche, fra cui ricevette massima attenzione l'Optique des couleurs (1740) dove criticò la descrizione spettrale che Newton aveva fatto del colore prismatico, osservando che i colori della luce suddivisi dal prisma dipendevano dalla distanza dal prisma e che quindi Newton stava considerando un caso particolare. Questo argomento fu poi riutilizzato da Goethe nella sua Teoria dei Colori.[3] Lavorò per molti anni al suo clavicembalo oculare.[4]
Rousseau, Pascal, « Concordances. Synesthésie et conscience cosmique dans la Color Music », in Duplaix, Sophie & Lista, Marcella (dir.), Sons & Lumières : une histoire du son dans l'art du xxe siècle, Paris, Éditions du Centre Pompidou, septembre 2004, p. 31-32.
Warszawski, Jean-Marc, « Le Clavecin oculaire du père Louis-Bertrand Castel », in Michel Costantini, Jacques Le Rider et François Soulages (dir.), La Couleur réfléchie, actes du colloque, université Paris-8, mai 1999, Paris, L'Harmattan, 2001.
Mortier, Roland & Hasquin, Hervé (dir.), « Autour du père Castel et du clavecin oculaire », in Études sur le xviiie siècle, vol. XXIII, Bruxelles, Éditions de l'Université de Bruxelles, 1995.